Another Me

Il “dummie” del progetto Another Me è nato in Lettonia, durante il workshop ISSP con il designer olandese, Teun Van Der Heijden, nell’estate del 2013.  Le sue forme casuali ritraggono l’atto della creazione teatrale in divenire di ogni attore, così come ho studiato il progetto fotografico. L’idea è nata pensando al palcoscenico e al concetto di improvvisazione.

Scuola Teatro Dimitri. Verscio. Ticino.

Fluttuare. Respirare a pieni polmoni. Assaporare i suoni dell’assenza. Dondolarsi. Accarezzare. Precipitare. Sollevarsi. Tracciare. Disegnare. Sporcare. Urlare. Gioire. Sorridere. Rivelare. Piagnucolare. Spaventare. Macchiare. Dividere. Scappare. Strisciare. Fissare. Vivere.

Si sta proprio bene quando un’emozione non ha un freno. In quello zaino hai portato i soliti schemi. Rigide tabelle dove chiudersi. Spacchi ogni giorno una riga per farti spazio in una casella più grande. Alle volte impieghi un mese per abbattere una “cella”, un riquadro. Poi un giorno apri una porta ed entri nell’iperuranio con il parquet sul soffitto. Quella tabella esplode. In un attimo. Un rigido schema diventa foglio bianco. Pulito. Poi sporco e pieno di “scarabocchi”. Poi bianco, di nuovo. Poi nero. Poi pieno di colori. Poi sparisce. Vola. Svanisce. Come Alice, entri in un mondo di meraviglie, divento piccolo, minuscolo, tutto ciò che ti circonda diventa enorme, poi sei tu che diventi gigante e il resto ti sembra improvvisamente impercettibile. Una fisarmonica emozionale. Schizofrenica. Sinaptica. Si apre. Si chiude. Con lo scandire dei secondi. Polmoni. Respiro. Mangi folate di vento affacciato a una finestra dagli occhi a mandorla. Poi cadi a terra in un bianco tessuto e ti rotoli fino ad essere nudo. Fluttui con un mantello trasparente. Parte una sfida con una bottiglia. Poi ti copri e scruti tutti da una panchina, come un barbone dalla birra facile. Ti innamori, aspetti qualcuno e dipingi gli umani con un rossetto. La tua nave è un pianoforte. La tua casa è un cuore al profumo di barbabietola. La tua anima è una parete da colorare. Il tuo ego è un cielo cieco, puoi colpirlo con la testa.

In una stanza c’è un muro. L’hai costruito tu appena entrato, senza volerlo. Una parete nuova, di carta, esplode. Diventa polvere. Dietro quell’immenso ostacolo un panorama immenso. Eden di fragilità e mistero. L’universo umano.

Improvvisamente: improvviso…

Siete voi.
Sono io.

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